AMABILI RESTI di Alice Sebold

Leggere questo libro per me è stato come ricevere un pugno nello stomaco, un libro tanto bello quanto doloroso.

«Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973» così inizia il romanzo scritto da Alice Sebold.

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La storia, raccontata dalla stessa ragazzina, è quella di un’adolescente che vive con la sua famiglia in Pennsylvania, le sue giornate scorrono tranquille tra la scuola, il suo fidanzatino e la sua passione per la fotografia.

Le viene regalata dai genitori per il suo quattordicesimo compleanno una macchina fotografica, pochi giorni prima di essere uccisa dal suo vicino di casa, l’apparente uomo tranquillo sig. Harvey, che sarà fondamentale per scoprire la verità sul killer.

Susi rimane, proprio per la brutalità con cui è stata uccisa, sospesa nell’Aldilà, in un limbo tra cielo e terra dove riesce a vedere tutto ciò che accade ai propri familiari e all’assassino che l’ha ammazzata e cercherà di lasciare dei segnali al padre per poter avere giustizia. In questo limbo conoscerà Holly che ha il compito di condurla in Paradiso e cercherà di farle accettare il tragico omicidio.

Il libro è scritto talmente bene che si riesce a scorgere il dolore dell’inaspettato lutto che ha colpito la famiglia, si ci mette nei panni dei genitori che aspettano la figlia per cena e passano i minuti poi le ore, il tempo scorre lento e dilatato e sanno che è successo qualcosa, perché una mamma sa sempre se succede qualcosa di brutto i propri figli. Rivivono, tra le pagine del libro, momenti di angoscia e immagini di ricordi sospesi tra fantasia e realtà; come Susi dal limbo dove è intrappolata scorge le reazioni della mamma, del papà, della sorella, del fidanzatino e dell’assassino così il lettore “vede” le stesse cose narrate dalla ragazzina.

Si vivono in prima persona i sentimenti dei protagonisti come in una lente di ingrandimento, per cui non si giudica la madre che non accetta l’insensata morte della figlia e non riesce a stare più nella casa dove vive con il marito e l’altra figlia e scappa lasciandoli soli, si prova empatia con il padre la cui mente “razionale” , nonostante il dolore, gli permette di scoprire la verità e della sorella Lindsey che non si dà pace e all’insaputa dei genitori fa le sue ricerche non senza qualche momento di suspence. Ognuno ha il suo modo di reagire. Gli amabili resti sono l’unica cosa che rimane a questa famiglia distrutta.

Un libro che adesso da mamma non avrei più il coraggio di leggere e che quando lo lessi qualche anno fa dovetti fare diverse pause proprio perché ti lascia tanta rabbia dentro che entreresti dentro il libro a prendere a calci il sig. Harvey.

Da questo romanzo è stato tratto l’omonimo film di Peter Jackson, un film uscito nel 2009 che nonostante si stato criticato io l’ho trovato fedele al libro, ci sono delle immagini di Susi nell’Aldilà di un poesia disarmante, così come la figura del perfido sig. Harvey è interpretato benissimo da uno strepitoso Stanley Tucci.

Io ho adorato il film, pur trattando una tematica tanto delicata e mi è piaciuto tantissimo il libro tanto da trattenere a stento le lacrime sul finale.

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